Qualcuno, in questi giorni, dice che parlare non serve a niente; che l'orrore a cui abbiamo assistito non merita nessun discorso. Io non credo, però, che ogni parola sia vana e superflua. Credo che ogni tempo, anche questi giorni, siano l'occasione per contrapporre, per marcare la differenza tra parole di morte e parole di vita.
Queste parole non hanno un naturale luogo sorgivo, ma sono sparse qua e là, ad Occidente come ad Oriente. Tutto sta nel saperle riconoscere e nel perseguire un percorso sano. Le parole, d'altra parte, si nascondono spesso dietro le azioni e, a loro volta, le parole nascondono pensieri.
Alcune parole, in questi giorni, hanno riempito le nostre attenzioni.
I terroristi, per esempio, si dice, gridassero "Allah è grande" mentre uccidevano a sangue freddo. Ma come possa un Dio, che in quanto tale è di tutti, volere la morte di qualcuno, è ancora tutto da capire. Se Dio vuole la morte di qualcuno, non è per tutti e quindi non è Dio. Perchè dare ascolto ad una parola di benedizione che viene accompagnata da un gesto di morte? Una parola che diventa un insulto alla propria intelligenza e al cuore degli uomini.
Abbiamo letto l'hashtag parigino #portouvert che parla ormai lingue diverse. Se le porte aperte divenissero una legge della nostra Costituzione umana, forse non arriveremo a far entrare nessuno in casa nostra, ma forse impareremmo a respirare l'aria che respirano gli altri, da lunghi anni. Parigi, la Francia e l'Europa sono state costrette ad aprire le porte, a sentire l'odore della guerra, il salato delle lacrime, a respirare con il mondo.
Dovunque, poi, abbiamo letto e ripetiamo #prayforparis. Ma la preghiera è una cosa seria. Non si può pregare e covare odio verso qualcuno allo stesso tempo. Non si può pregare e avere paura "che possa capitare a me". Non si può pregare e insultare la preghiera di un'altra religione. Non si può pregare per Parigi oggi, e respingere i rifugiati domani. Non si può pregare per alcuni dei morti ammazzati dalla guerra, perchè, almeno loro, sono tutti uguali. Non si può pregare e stare a guardare mentre si stanno scaldando i muscoli per l'ennesima guerra fallimentare.
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