La certezza della pena /2

Nell'articolo che ho scritto qualche giorno (lo leggi qui) fa ho provato a dare una piccola provocazione su quale significato potesse avere parlare oggi di "certezza della pena". I lettori hanno giustamente sollevato delle obiezioni; sono d'accordo che è sembrato considerassi la questione un po' troppo semplicisticamente. D'altra parte ero già convinto che la questione era da considerare più a fondo e che posizioni pro e contro non fossero sufficienti a sbrogliare una matassa molto ingarbugliata.

Così, oggi, vorrei quantomeno provare a chiudere un po' meglio su un elemento che caratterizza l'argomento: in molti mi hanno scritto, convinti come me che la certezza della pena non può che essere un deterrente. Qualcuno ha giustamente sottolineato che se è vero tutto ciò, è, d'altra parte, altrettanto vero che l'assenza di certezza della pena non fa che incoraggiare la criminalità (micro e macro).



Due punti, quindi, da mettere in luce: 1. pur ammettendo che vivessimo in uno Stato dove fosse assicurata la certezza della pena, io sono assolutamente poco convinto che la "punizione" fatta eseguire in un carcere o ai domiciliari, sia un deterrente a non ripetere più lo stesso reato, se non proprio di nuovi con un surplus di fantasia. 2. Sono altresì convinto che nemmeno colui il quale "ha scontato la punizione", venga poi reintegrato nella società come cittadino nuovo: il più delle volte il marchio del criminale te lo porti a vita.

Queste due situazioni (altamente frequenti) non sono altro che la prova di una nostra inconsapevole sfiducia nel sistema detentivo attuale. Nel primo caso, spesso, i criminali sentono di essere stati classificati come tali e tali rimangono; nel secondo caso, gli altri non fanno che palesare un vecchio criterio di giustizia, quello basato sulla vendetta che, in quanto tale, non esaurisce mai il desiderio di ripetersi: la vendetta non si sazia mai.



Per questo, in verità, credo sia maggiormente opportuno parlare di "certezza della giustizia". Sarebbe la più auspicabile se solo sapessimo cosa cercare, cercando la giustizia. In ogni caso, sappiamo benissimo che, alle volte, questa idea vaga di giustizia che abbiamo non viene assicurata.
A cosa rivolgere dunque la nostra "certezza"?

Non possiamo che investire nella certezza di ciò che possiamo fare prima. Si dovrebbe ripartire dall'educazione delle nuove generazioni; da un voto politico destinato a chi non si presta a reati amministrativi di vario genere, a chi rifiuta ogni minima complicità con la mafia; da una spesa intelligente e consapevole; dal rispetto dell'ambiente; dall'interesse per ciò che ci accade intorno.

Le nostre scelte sono il farmaco profilattico ad ogni criminalità. Dovremmo tenerlo a mente e non scoraggiarci: questo è il rischio!


Seguimi sulla Pagina Facebook Alpireo o su Twitter

Commenti