Ieri, mentre ero in giro, mi è capitato di ascoltare un uomo che aveva appena scoperto che il citofono del suo condominio era stato percorso dallo spray di un graffitaro. Le sue parole lamentose sono state: "Questo accade perché in Italia non c'è la certezza della pena!"
Quanti di noi hanno già sentito questa frase o l'hanno ripetuta personalmente già più volte?
Ma a sentire questo signore sono rimasto colpito dalla estrema ovvietà di questa frase, a tal punto da sembrarmi quantomeno sciocca! Pur ammettendo che in Italia vi fosse la "certezza della pena", chi mai si sarebbe accorto di un graffitaro che colora un grigio citofono di un anonimo condominio?
Ancor più: che cos'è la "certezza della pena"? E perchè non chiamarla "certezza della reclusione" o "certezza nella rieducazione sociale" o simili?
Il signore a cui ho ascoltato dire questa frase ha ragione. Adesso toccherà a lui e a tutti gli altri condomini tirare fuori i soldi per mettere a posto il citofono; e questo non è giusto. Ciò in cui sbaglia è credere che la certezza della pena possa risolvere il problema. Può essere un deterrente, ma niente di più!
La mia opinione mi è parsa quantomai lucida quando, pochi minuti dopo, ho trovato in giro i volontari dei RETAKE ROMA. Loro le scritte sui muri, quelle degli innamorati (per lo più analfabeti), le cancellavano. Con loro mi sono convinto che c'è un modo nuovo di stare in società che consiste chiaramente nella cura dei luoghi comuni; facendolo e non chiedendolo. Si appellano (nel loro giorno di vacanza) alla certezza della bellezza!
Avevano i figli appresso mentre ripulivano qualche muro. Sono sicuro che questi ragazzi non diventeranno graffitari.
(La questione è un po' più complessa di così, perciò continua domani...)
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