In mezzo ad un caos totale sul caso della Xylella fastidiosa, questa storia sembra una roccaforte della natura davanti all'inettitudine degli uomini. I fatti sono pressapoco questi.
Ad Alliste, in provincia di Lecce, sorge un ulivo che ha messo radici in quella terra da almeno 1500 anni, il cui nome lo rende inconfondibilmente principe tra i suoi simili: il Gigante; qualità Ogliarola.
Ebbene, nel 2013, l'attuale proprietario del Gigante s'avvede che il suo magnifico ulivo è ammalato e applica tutte le terapie tradizionali che gli olivicoltori praticano in caso d'infezione.
L'anno appresso, si scopre che il male che aveva colpito il Gigante e tanti altri ulivi è, appunto, la Xylella fastidiosa. Ogni tentativo di cura tradizionale pare non funzionasse.
Così, lo scorso giugno, si pensò ad un'alternativa molto semplice: compiere sul millenario albero un innesto con una diversa qualità d'olivo, il Leccino, una varietà risultata tollerante alla Xylella.
Un innesto di questo tipo viene generalmente fatto in primavera; farlo a giugno è stata un'imprudenza, dirà qualcuno. All'innesto vi partecipò anche José Bové, europarlamentare europeo dei Verdi.
Arriviamo ai giorni nostri. Qualche settimana fa, immagino nel silenzio di una calda mattina di agosto, il proprietario del Gigante, il signor Enzo Marzano, liberando la protezione dell'innesto, vede i primi germogli prendere vita sull'albero. Fine di questa, ed inizio di un'altra storia.
Pare che la natura abbia ancora da insegnarci tanto. Il Gigante, dopo duemila anni, per vivere è disposto a contaminarsi.
Negli occhi di Marzano, invece, riesco a ritrovare il mondo dove sono cresciuto: lì dove una piccola e germinale presenza riesce ancora a commuovere, specie se, realmente e metaforicamente, innestata su salde radici.

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