Rimaniamo tutti impressionati leggendo le cifre dei morti e dei feriti alla manifestazione pacifista ad Ankara. C'è da temere, però, che questa strage si aggiunga alle varie notizie che "vengono da quelle parti". C'è da temere che, alla base, ci sia anche un po' d'ignoranza geografica e geopolitica. O forse, molto più semplicemente, non sapremmo dire Je suis in turco.
Non è il caso d'ironizzare. D'altra parte, questo è il segno del nostro sguardo autoriflesso, che infondo è già languido da diverso tempo. Se provassimo a chiederci qual è stata l'ultima manifestazione per la Pace a cui abbiamo partecipato, o anche solo assistito, ci accorgeremmo che certe azioni non ci appartengono più. O almeno appartengono a pochissimi, tacciati ben presto di essere comunisti.
Per volere la Pace, certo, non è necessario partecipare ai cortei, e non è sufficiente farlo per ottenerla! La Pace è una questione di giustizia, è la condizione indispensabile. Se ieri qualcuno protestava contro la guerra in cui è confinato il sud-est della Turchia, è perchè già da tempo in quel Paese si consumano delle macroscopiche ingiustizie.
Fino a ieri. Ieri veniva arrestato Bulent Kenes, direttore di Zaman, il principale quotidiano d'opposizione al governo, per aver offeso con un tweet il leader del Paese, Erdogan.
Non è il primo giornalista che viene arrestato in Turchia, altri vennero condannati lo scorso dicembre. Noi Europei, allora, ci indignammo con una tale decisione che Erdogan intimorito rispose: "L'Europa pensi ai fatti suoi!"; fu allora che l'Alto Commissario Mogherini rispose a tono: "Sorpresa dalle sue affermazioni".
| Bulent Kenes |
Direi che se non si decide sul serio di fare delle politiche a favore della giustizia e dei diritti umani, i comunicati stampa di cordoglio sono pura ipocrisia. Si dirà: le questioni sono un po' più complesse! Una ragione in più per non cercare soluzioni facili, come sganciare bombe qui e là!
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